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201 — Pütóst che restà un palétt, spusa un vegétt.
Piuttosto che restare un paletto, sposa un vecchietto.
Se non vuoi rimanere zitella, cerca di accontentarti.
202 - Una dóna par caméñ e un pred par campanéñ.
Una donna per camino e un prete per campanile.
Per andare d’accordo ed essere sempre in buona armonia, una sola donna in casa e un solo prete in sacrestia.
203 - Chi da ul só prima cal mœra, al va cupá cun la mazœra.
Chi dà il suo prima che muoia, va ucciso con la mazza.
Chi dei suoi beni si spodesta, merita un colpo in testa : mai distribuire l’ereditá prima di morire.
204 - Quàndu ‘l fœg al bufa in dre, tanta róba e póch dané.
Quando il fuoco soffia indietro, tanta roba e pochi soldi.
Quando il fuoco del camino soffia verso le persone, è un buon auspicio per gli affari, ma non per i soldi.
205 - Se 'l rigiú al parla póch e la rigiúra la táþ, la famiglia viv in páþ.
Se il marito parla poco e la moglie tace, la famiglia vive in pace.
Se il marito non è esigente e la moglie lo asseconda, non ci saranno mai problemi in famiglia.
206 - Sa l’è mia süpa l'é pàñ bagnà.
Se non è zuppa è pane bagnato.
È sempre la stessa cosa comunque la rigiri.
207 - L’àþan quànd al gha fam al mangia ànca
‘l stràm.
L’asino quando ha fame mangia anche la paglia.
Il bisogno toglie i capricci : la fame è il miglior condimento.
208 - Sémpar in pàþ cun la gent e ‘l Signúr, parché la mórt l’é prúnta a tüt ‘i úr.
Sempre in pace con la gente e il Signore, perchè la morte è pronta a tutte le ore.
Sempre in pace con la propria coscienza, perché la morte può giungere a qualunque ora.
209 - Al sú o a l’umbrìa, la mórt la scàpa mia.
Al sole o all’ombra, la morte non scappa.
Quando arriva la tua ora la morte ti colpisce ovunque.
210 - Di mia trenta se in dal sach l’é mia dénta.
Non dire trenta se nel sacco non è dentro.
Bisogna essere sicuri delle cose prima di farvi affidamento.
211 - Ul laurà da la fèsta al va dénta da l'ürc e al vegn fœ da la finestra.
Il lavoro della festa va dentro dalla porta e viene fuori dalla finestra.
Il frutto del lavoro che non rispetta il riposo festivo non reca alcun beneficio.
212 - Fa balà l’œcc (F.B.L.)
Fai ballare l’occhio.
Si dice a una persona nel senso di stare attento, di tenere aperti gli occhi, di non farsi imbrogliare.
213 - Süta no a fa scen.
Non fare scene.
Si dice ad uno che finge per attirare l’attenzione.
214 - Tira gió ‘l mudèll.
Tira giù il modello.
Dicesi ad un ragazzo che deve imparare, sta attento, guarda e impara.
215 - La fai un’œv fœra dal cavàgn.
Ha fatto un uovo fuori dal cesto.
Ha fatto una cosa mal fatta.
216 — L'é dre a peþà ‘i pómm.
Sta pesando le mele.
Far ciondolare la testa per il sonno.
217 - Fai bèla cera.
Fagli bella cera.
Fagli buon viso.
218 - Sa l' ligàva al did.
Se l’è legata al dito.
Ricordarsi un’offesa.
219 - Dagh ‘n ugiàva.
Dagli un’occhiata.
Guarda se va bene.
220 - Tiràgh la cua al gatt senza fall crià.
Tirare la coda al gatto senza farlo gridare.
(essere diplomatico).
221 - A ghe ‘s ciupà la ridarœla.
Gli è scoppiata la ridarola.
Non riuscire a frenare le risa.
222 - Süta nó a métala gió düra.
Non continuare a metterla giù dura.
Non ingigantire il problema più del reale.
223 - Al var 'tant ór quàntu ‘l peþa.
Vale tanto oro quanto pesa.
È bravissimo.
224 - Vàgh a dre a l’únda.
Segui l’onda.
Essere conformisti.
225 - Na fai da vend e da spend.
Ne ha fatte da vendere e da spendere.
Ha sempre combinato guai.
226 - Na cumbinà pégg che Bertóld.
Ne ha combinati peggio che Bertoldo.
Ha fatto solo guai.
227 - Sügüta nó a fa ‘l mül.
Non continuare a fare il mulo.
Non essere ostinato.
228 - Al ga na fam da luff.
Ha una fame da lupo.
Avere una gran fame.
229 - Vèrd ‘i œcc.
Apri gli occhi.
Stai attento che ti stanno fregando.
230 - Al ga na lingua ca taja ‘i óss.
Ha una lingua che taglia le ossa.
Essere una malalingua.
231 - L’é ‘n piœcc.
È un pidocchio.
È tirchio, avaro.
232 - L’é tajà gió cul falcétt.
È tagliato con la roncola.
È uno rozzo.
233 - Fa ménga girà ‘i bàll.
Non far girare le palle.
Non scocciare.
234 - Se dre fa girà ‘l cü.
Stai facendo girare il culo.
Mi stai facendo arrabbiare.
235 - Al ga la canéta da védar.
Ha la spina dorsale di vetro.
Non ha voglia di lavorare.
236 - Sta in campana.
Sta attento.
Sta sempre all’erta.
237 - Tégnal búñ chellì.
Tienilo buono quello lì.
Può sempre servire.
238 - Chellà l’é búñ pai cai.
Quello è buono per i calli.
Buono a niente.
239 - L’é na gata mórta.
È una gatta morta.
Buona solo in apparenza.
240 - Ga vœr na bóna spúnda.
Ci vuole una buona sponda.
Occorre una buona raccomandazione.
241 - Chellà l’é ‘n drìto.
Quello è un dritto.
Quello è furbo.
242 - La tràta cúme na pèza da pe.
La tratta come una pezza da piedi.
Non conta niente.
243 - Al ga dénta nient in dal có.
Non ha dentro niente nella testa.
Avere poco giudizio.
244 - Chellà al ga in dal có che cul cü al fa la mèrda.
Quello sa solo pensare che con il culo fa la cacca.
Non avere niente nella testa, creare solo guai.
245 - A ga vœr püsé a métigal in dal có che in dal cü.
Ci vuole più a metterlo in testa che nel culo.
Uno che non riesce a capire neanche le cose più banali.
246 - L’é pü ‘l temp da Carlo Cudiga.
Non è più il tempo di Carlo Cudiga.
Non siamo più nel medioevo.
247 - Fa nó ‘l pass püse lúngh da la gamba.
Non fare il passo più lungo della gamba.
Non spendere di più di quello che guadagni.
248 - A gó nó la pianta cha fa i dané.
Non ho la pianta che fa i soldi.
Non ho tanti soldi da spendere.
249 - Tegn da cœnt.
Tieni da parte.
Risparmia.
250 - Al ga ménga frecc i pe.
Non sente freddo ai piedi.
Detto a chi ha tanti soldi.
251 - Al ga 'in gìr i puff.
Ha in giro i debiti.
Ha molti debiti da pagare.
252 - A bisogna valzà i pe.
Bisogna alzare i piedi.
Quando in una casa non c’è pulizia.
253 - Fagh ul saltafóss.
Fagli il saltafosso.
Mettilo in contraddizione e fagli dire la verità.
254 - Sügüta nó a dàgala d’inténd.
Non continuare a dargliela d’intendere.
Non continuare ad ascoltarlo.
255 - Ho fai marúñ.
Mi ha scoperto.
Mi ha colto in fallo.
256 - La tirà ‘l fiàd.
Ha tirato il respiro.
È morto.
257 - A sóm un pú giò da carégia.
Sono un pò giù di carreggiata.
Sono giù di forma, non mi sento molto bene.
258 - Da che múnd l’é múnd la cambia pü.
Da quando il mondo è mondo non cambia più.
Quando una cosa non può cambiare.
259 - Parla cumé te màngiat.
Parla come mangi.
Parla come sai, non darti arie.
260 - Piéñ me ‘n uéñ.
Pieno come un uovo.
Ubriaco al massimo.
261 - Búñ me ‘l pàñ.
Buono come il pane.
Uomo bonaccione, bravissimo.
262 - Se gnurànt me ‘n bœ.
Sei ignorante come un bue.
Sei il massimo dell’ignoranza.
263 - Màgar me ‘n stèch.
Magro come uno stuzzicadenti.
Supermagro.
264 - Furtunà me ‘n càñ in géþa.
Fortunato come un cane in chiesa.
Sfortunatissimo.
265 - O cagà o dispidì ‘l bœc.
Cagare o liberare il buco.
Detto a chi non si decide a fare qualcosa.
266 - Tücc sciúr cai sgúran sü la scéþ.
Tutti signori che volano sulla siepe.
Detto a chi si crede signore invece è uno sbruffone.
267 - I dané di vilàñ in tame i ball di càñ tücc 'ia védan.
I soldi dei villani sono come le “palle” dei cani: tutti le vedono.
Quando uno si vanta di avere tanti soldi e li fa vedere, è come se fossero le "palle" dei cani che sono sempre in mostra, ma si tratta solo di uno sbruffone.
268 - Péþa pìtt.
Pesa venti (scorregge).
Dicesi a una persona che ha sempre paura di sbagliare e che dà la massima importanza anche alle cose più futili.
269 - Péºa pévar.
Pesa pepe.
Dicesi a una persona insistente e fastidiosa.
270 - Fœ da la quaranténa, dénta in la nuéna.
Fuori dalla quarantena, dentro nella novena.
Fuori dai quaranta giorni del parto (dove non si dovrebbe fare l’amore) subito incinta, e dentro nei nove mesi della gravidanza.
271 - Pütóst che roba vànza, crepa pànza.
Piuttosto che la roba avanzi, crepa pancia.
Piuttosto che la roba da mangiare avanzi, si continua fino all’indigestione.
272 - Ghe püsé temp che vita
C’è più tempo che vita.
Dicesi ad una persona che ha sempre fretta (anche di fare soldi).
273 - Bisógna vend, a só temp.
Bisogna vendere a suo tempo.
Per vendere devi aspettare al momento giusto se vuoi fare l’affare.
274 - Ul fiœ sàñ, al piþa cume ‘n càñ.
L‘uomo sano piscia come un cane.
È una vecchia credenza.
275 - I tre bèsti püsé cujúñ, l’óm, l’àþan e ‘l pulúñ.
Le tre bestie più coglioni, l’uomo l’asino e il tacchino.
L’uomo perchè è tale, l’asino per natura e il tacchino che al minimo movimento gluglutta (è il verso del tacchino) e scappa.
276 - Chi sa fa bèra, ul luf la mangia.
Chi si fa pecora, il lupo la mangia.
Se sei troppo buono, c’è sempre chi n'approfitta.
277 — Quan sa mangia gaudeamùs, quan ghe da pagà suspiramùs.
Quando c’è da mangiare godiamo, quando c’è da pagare sospiriamo.
Quando si mangia si deve sapere che dopo bisogna pagare.
278 - Sa stava mej quàndu sa stava pegg.
Si stava meglio quando si stava peggio.
Una volta si stava meglio solo perché, essendo quasi tutti poveri, si era più onesti e solidali, però, chissà perché nessuno ritornerebbe indietro per “rifare” quello che ha passato.
279 - Va in ca da lü sa se parént da l'é.
Vai in casa di lui se sei parente di lei.
Se sei solo parente con il marito e non con la moglie, sta attento quando li vai a trovare, a lei potresti non essere gradito, visto che di solito comandano le donne….
280 - Te pàrlat dal diaul e ga spunta la cua.
Parli del diavolo e appare la coda.
Parli di una persona (magari male) e te la trovi davanti.
281 - Te capì ‘quant in i ur.
Hai capito quante sono le ore.
Nel senso che prima sbagli e poi capisci.
282 - Balóss me ‘l cavagn di pèzz.
Furbo come il cesto delle pezze.
Dicesi ad un tipo poco sveglio.
283 - Ul frecc la mai mangiàa 'l luff.
Il freddo non ha mai mangiato il lupo.
Si dice a qualcuno che non vuole uscire di casa perché fa freddo.
284 - Sàngh e scigóll buþéca da càñ, l’é ‘l mangià da chi da Cardàñ.
Sangue e cipolle interiora di cane, è il mangiare di quelli di Cardano.
Forse era un detto tipico per schernire i Cardanesi.
285 — Ul pess l’é sémpar búñ in di meþ cun dénta la èrre.
Il pesce è sempre buono nei mesi con la “ R “.
Il pesce è migliore nei mesi che hanno la “ R “ (non da maggio ad agosto perchè sono in fregola).
286 — I ran in mia bún in di meþ che i gan menga la èrre.
Le rane non sono buone nei mesi che non hanno la “ R “.
Le rane vanno mangiate nei mesi con la “ R “ da maggio ad agosto.
287 — Ul véñ al fa di quel ca sa duarìa mia di.
Il vino fa dire quello che non si dovrebbe dire.
Se bevi troppo vino, perdi il controllo della mente e dici cose che non avresti mai detto (in vino veritas)
288 — Ul véñ l'é la tèta di vècc e l'acqua la lava dumà 'i técc.
Il vino è la tetta (speranza) dei vecchi e l'acqua lava solo i tetti.
Quando si è vecchi, magari soli ed abbandonati, ci si dà al vino per dimenticare la solitudine.
289 — La mésa l’é lunga quandu la devuziúñ l'é curta.
La messa è lunga quando la devozione è corta.
La messa sembra lunga quando c’è poca fede.
290 — Senza dané i pred i cantan mia mésa.
Senza soldi i preti non cantano messa.
Nella vita tutto si deve pagare.
291 — Chi ‘ja fann nó da giúin, ‘ja fann da vecc.
Chi non li fa da giovane, li fa da vecchio.
Chi non fa cose strane in gioventù, le farà poi da vecchio (meditate gente e guardatevi attorno!).
292 — A tira püse ul pel da póta che cent cavàj ca tróta.
Tira di più un pelo di donna che cento cavalli che trottano.
Morale: la forza di un pelo di donna è incommensurabile (una volta).
293 — A tra via oli e sa, sa pó speciass ‘un queicóss da ma.
Rovesciare olio e sale, ci si puo aspettare qualcosa di male.
Una vecchia credenza sostiene che, rovesciare olio e sale porta male.
294 — Mó sèm in ball, bisogn balà.
Adesso siamo in ballo, bisogna ballare.
Quando si lavora e ci si stanca, non bisogna lascirlo a metà, ma già che si è iniziato bisogna finirlo.
295 — Pertegà i nuþ, fa via la nev, mazà la gent, in tütt misté fai par nient.
Perticare le noci, fare via la neve, uccidere la gente, sono tutti lavori fatti per niente.
Basterebbe avere pazienza e le noci cadono a terra, la neve si scioglie da sola, e le persone muoiono quando è il loro momento.
296 — Al ma tœ ‘l fiàa.
Mi toglie il respiro.
Si dice di una persona che in continuazione fa mille domande.
297 - A ma vegn la mórt.
Mi viene la morte.
Dicesi quando devi fare una cosa anche se non ti piace.
298 — Làsala surà la minestra se no te se scótat la bóca.
Lascia raffreddare la minestra altrimenti ti scotti la bocca.
Detto ai figli affamati davanti ad un piatto di minestra ancora bollente.
299 — Ho fai un sghìr in di calzúñ.
Ho fatto uno strappo nei pantaloni.
Dicesi quando si strappano i pantaloni passando vicino ad un chiodo sporgente o similare.
300 — Va che sètt che te ghe in sü la giaca.
Guarda che sette hai sulla giacca.
Guarda che strappo (a forma di sette) hai sulla giacca.