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301 — Che frügava gheva al mercà.
Quanta gente c’era al mercato.
Si diceva al ritorno dal mercato o altri posti dove c’era ressa.
302 — Te ghe la scàvia stórta.
Hai la riga storta.
Hai la scriminatura (riga che divide i capelli) non diritta o lineare.
303 — Ti ma fe schivi.
Mi fai schifo.
Detto ad una persona che in quel momento sta facendo, o dicendo, oppure si sta comportando in un modo poco corretto.
304 — Al ga nesúñ fa
Non ha nessun sapore.
Dicesi quando si mangia qualcosa che non sa di niente perché manca qualche ingrediente.
305 — Tàja e midéga.
Taglia e medica.
Offendere e fare la pace (in altre parole ferire e medicare).
306 — Fa mia ul tuàia.
Non fare il tonto.
Non fare lo gnorri, o il furbo.
307 — Càrna da cóll.
Carne del collo.
Truffatore, imbroglione, ecc.
308 — Al piœ sémpar in sül bagnà.
Piove sempre sul bagnato.
I soldi e la fortuna vanno sempre da chi già ne hanno.
309 — L’eva ‘n culúr tra, ul trasü da cióch e ul pascia da moniga.
Era un colore tra, il vomito d'ubriacco e la pancia della monica.
È un modo di dare una risposta evadendo la domanda.
310 — Sta li nó a cinquatàla sü.
Non stare li a raccontarla su.
Si dice quando uno perde tempo parlando con un altro.
311 — Sa te fai finadès, se stai li a menà la gamba tütt ul temp?
Cosa hai fatto fino adesso,sei stato li a dondolare la gamba tutto il tempo?
Si dice a chi, invece di lavorare, non ha fatto niente per tutto il tempo che aveva a disposizione.
312 — L'é gúrd ‘men sciàtt.
È ingordo come un rospo.
Si dice solitamente ad una persona che non si accontenta mai del giusto o quanta basta, ma vorrebbe tutto per sé.
313 — La perdüü ‘l patàñ.
Ha perso l’onore.
Si dice ad una persona che ha commesso un fatto grave.
314 - Piuvéss tüta mèrda.
Piovesse tutta merda.
Si dice quando ti accorgi che invece del bel tempo inizia a piovere.
315 — La Trinità l’é tàme la furca di trì rampúñ,
PADRE — FIGLIOLO — SPIRITO SANTO.
La Trinità è come la forca dei tre denti.
Un vecchio proverbio contadino.
316 — Al pórta via i cadenàsc.
Porta via i catenacci.
L’ultimo ad uscire, il portinaio padrone (ruffiano).
317 — Tüt a và al cü, fœrevìa che ‘l cazü, se ‘l ghéss mia 'l manighéll, pasarìa ànca quél.
Tutto va al culo, all’infuori del mestolo,se non avesse il manico, passerebbe anche quello.
Quando c’era la fame si mangiava di tutto, basta avere qualcosa da mettere sotto i denti.
318 — L'é cume ciapàa na vàca pai bàll
E’ come prendere una mucca per le palle
Sbagliarsi, confondere una cosa per l’altra.
319 — Na vœlta perúñ a cavàll da l’àþan.
Una volta a ciascuno a cavallo dell’asino.
Ciascuno deve fare un po' di fatica.
320 — A sóm lüstra me na quaja.
Sono lucida come una quaglia.
Detto quando si rimane senza una lira.
321 — Qúsa te ghe in dal cóo? i scìmas?
Che cosa hai nella testa? le cimici.
Detto a qualcuno che ha fatto qualcosa di brutto.
322 — A batt i pagn salta últra la strìa.
A battere i panni compare la strega.
Quando si sta parlando di una persona, a volte appare.
323 — Ghe sü ‘l gàtt in sül fœgh.
C’è il gatto sul fuoco.
Si dice quando trovi il gatto a riposare vicino alle ceneri ancora calde del camino e devi ancora fare la cena e riscaldare la casa.
324 — Al vanzarà da quéll.
Si ritroverà con quello (che si merita).
Si dice ad una persona egoista e prepotente, che non rispetta nessuno pur di raggiungere il suo scopo.
325 — L'é parché ‘l ta fa búñ.
È perché ti può venire utile.
Quando una persona da tutti ritenuta “da evitare”, e qualcuno ne parla bene, perché ha o avrà le sue convenienze.
326 — Vütum cü, se no mœrum ‘ tütt dü.
Aiutami culo, altrimenti moriamo tutti e due.
Si dice quando da alcuni giorni non si va di corpo.
327 — Na fai asée da perà ‘l cü al diàul. Ha pelato abbastanza il culo del diavolo.
Ne ha fatto più di Bertoldo.
328 — Chi ga l’óm, ga ‘l Dóm.
Chi ha l’uomo, ha il Duomo.
Chi ha il marito, ha un sostegno.
329 — Ghé mia tànt da sfujà verz.
Non c'è tanto da sfogliare le verze.
Non si può pretendere più di tanto.
330 — La va béñ da vultà 'l rüd.
Va bene per spargere il letame.
Si dice in genere ad una donna bruttissima.
331 — La sbàti gió dal puntì pœ diþi che l'é morta in sunàmbula.
La butto giù dal ballatoio poi dico che è morta sonnambula.
È un modo di dire fra amici quando ci si lamenta della moglie.
332 — L'é quél ca la pó vès.
È quello che può essere.
Un modo di dire di una persona cattiva, invidiosa, ecc.
333 — La maséra tüta in volta, 'l prim misté la brüºa la torta.
La donna molto attenta, per prima cosa brucia il virgulto.
Quando si slegavano le fascine per metterle nella cassapanca (pronte per il camino), il "legaccio" che le avvolgeva, rimaneva tutto ritorto, creando difficoltà nel deporlo essendo tutto attorcigliato. La prima cosa da fare era appunto quella di bruciarlo subito.
334 - Var püsé n'andà che cent andèm.
Vale di più un andare che cento andiamo.
È inutile ripetere andiamo o facciamo aspettando che gli altri facciano, meglio fare senza dipendere da altri.
335 - Quàndu 'l diàul 'l ga nagót da fa, al métt do dónn in una cà.
Quando il diavolo non ha niente da fare, mette due donne in una casa.
È come mettere due galli in un pollaio.
336 - Va cagà sün bœtt d'urtìgh.
Vai a cagare su un cespo d'ortiche.
Detto a qualcuno che "rompe" le scatole.
337 — Custüma 'l cü quàn l'é daparlü, parché quàn l'é cun la gént, l'é búñ da fa niént.
Educa il culo quando sei solo, perché quando sarai con le personenon non saprai trattenerti.
Impara ad essere educato quando sei da solo, altrimenti farai figure fra le persone.
338 — A gàa mangia i lìbar la vàca
Glia ha mangiato i libri la mucca.
Si diceva nelle elementari quando uno non studiava mai, ovviamente non apriva mai i libri ed era un poco asinello.
(in quell'epoca tutti avevano le bestie nella stalla, ed allora da qui nasceva il detto).
339 — A füria da tirà fœ e mai met déñ, süga 'l mar e pœ'l tiþéñ.
A continuare a tirare fuori e mai mettere dentro, asciuga il mare e poi il ticino.
Se spendi tutti i soldi che hai senza mai aggiungerne, ti trovi con il conto "prosciugato".
340 — L'é sveglia me 'n bis.
È sveglia come una biscia.
Si dice quando una persona è "molto" sveglia (specialmente se donna).
341 - I pìtt fan rìd e i slóff fan tacà lìtt.
I peti fanno ridere le loffe fanno attaccar lite.
Se in compagnia si fa un peto tutti ridono, ma se è una loffa di quelle che puzzano, può finire in rissa perché nessuno dice la verità.
342 — I pruèrbi di vicc in bún da fa cavìcc.
I proverbi dei vecchi sono buoni per fare cavicchi.
Lo dicono alcuni giovani per non ascoltare i consigli dei "vecchi".
343 — Bótt da legnamé.
Botte da falegname.
Botte pesanti.
344 — Chi laúra 'l ghà na camiþa, chi fa nagótt ga na dó.
Chi lavora ha una camicia, chi non fa niente ne ha due.
L'ingiustizia governa.
345 — Dàgh una petenàda (o petenàva).
Dagli una pettinata.
Dagli le botte | picchiare uno | anche in senso figurato.
346 — Dóna ca piàng e cavàl ca süda in fàls me Giüda.
Donna che piange e cavallo che suda sono falsi come giuda.
Non fidarti di una donna che piange.
347 — Al gha ul dún da Diu da capì nagótt.
Ha il dono di Dio di non capire niente.
Quando ad essere stupidi può convenire.
348 — Té pó fai sü la crúþ.
Puoi farci il segno della croce.
Promessa fatta per un intorto subito.
349 — Finì cul cü a tèra.
Finire con il sedere a terra.
Fallire.
350 — Al témp da Carlo Codega.
Ai tempi di Carlo Codega.
L'ottocento, detto di roba molto vecchia.
351 — La malèrba l'é quéla che la créss püsé.
L'erba cattiva è quella che cresce di più.
Visione pessimista della vita, sono più le cose cattive che le buone.
352 — L'amùr, la fiàma e la tùss, sa fan cugnùss.
L'amore, la fiamma e la tosse, si fanno conoscere.
Sono tre cose che non si possono nascondere.
353 — l'é méj n'usèll in màñ, che cént ca vóla.
È meglio un uccello in mano, che cento che volano.
È meglio il certo dell'incerto.
354 — Sìn nó fràsch in fœj.
Se non sono frasche (termine dialettale) sono foglie.
Parlare della della stessa cosa "giarandogli" attorno.
355 — Sa l'é mia süpa l'é pàñ bagnà.
Se non è zuppa è pane bagnato.
Invito ad evitare giri di parole.
356 — Sentì a nàss l'èrba.
Sentire nascere l'erba.
Avere un udito finissimo.
357 — Spèta spèta che lèrba la créss.
Aspetta aspetta che l'erba cresce.
Aspetta pure invano.
358 - Stà schìsc.
Stai calmo.
Stare al proprio posto.
359 — Strepà lèrna cun la schéna.
Strappare l'erba con la schiena.
Fare lo sfaticato.
360 — Té ghé inscì da cúrr.
Devi correre ancora tanto.
Ne devi ancora fare di strada (per essere qualcuno).
361 — Té pódat pisà in lécc e dì ca té südà.
Puoi pisciare a letto e dire che hai sudato.
Puoi dire qualsiasi cosa.
362 — Una ciàv d'óra la vèrd tütt i pórt.
Una chiave d'oro apre tutte le porte.
Con il denaro si compra tutto.
363 — Và a ciapà i ràtt.
Vai ha prendere i topi.
Vai a quel paese (vai a perdere tempo altrove).
364 — Va a fàþ benedì.
Vai a farti benedire.
Detto ad un perditempo.
365 — Va fœ di pé.
Vai fuori dai piedi.
Vai a "rompere" da un'altra parte.
365 — Va a scuà 'l màr cun la furchèta.
Vai a scopare il mare con la forchetta.
Vai a perdere tempo altrove.
366 — Vœia da laurà saltùm a dóss.
Voglia di lavorare saltami addosso.
Detto di uno sfaticato.
367 — La gàta presùþa la fai i gatìtt guèrc.
La gatta troppo premurosa ha fatto i gattini cechi.
Non bisogna avere premura, si rischia di sbagliare.
368 — Sa ghèm grazia da scampà, un quéi cós sa vedrà.
Se abbiamo la grazia di vivere a lungo, qualcosa sapremo dimostrare.
Un detto di chi nella vita non è ancora riuscito a fare nulla di importante.
369 — Chi canta ne gàll ne galìna.
Qui non mi risponde nessuno.
Dopo giorni di attesa per una eventuale risposta.
370 — Chellà al ta da la süpa.
Quello ti batte.
Dicesi quando uno crede di essere più forte o bravo di un altro.
371- La stampà 'l diàul.
L'ha creato il diavolo.
Dicesi di una persona cattiva.
372 — Déman, purtéman, ma non cerchéman.
Datemene, portatemene, ma non cercatemene.
Detto di un taccagno, avaro e crumiro.
373 — La sta pü 'in dàla pèll
Non sta più nella pelle.
Rimanere in trepida attesa.
374 — O da rif o da raf.
In un modo o nell'altro.
In un modo o nell'altro bisogna risolvere la cosa.
375 - Chi trœa ‘n amiþ, trœa 'n tesór.
Chi trova un amico (vero), trova un tesoro.
Avere un amico vero equivale ad avere un tesoro, con lui ti puoi confidare e puoi avere ottimi consigli.
376 - Se l’é mia süpa, l’é pàñ bagnà.
Se non è zuppa è pane bagnato.
E' praticamente la stessa cosa.
377 - Ga vœr oli da gúmbat.
Ci vuole olio di gomito.
Ci vuole sforzo, voglia di lavorare.
378 - Gràs da róst.
Grasso dell'arrosto.
Esibizionista, vanitoso.
379 -Fàcia da tóla
Faccia di latta.
Sfacciato, senza vergogna.
380 -U fai ul cal.
Ho fatto il callo.
Mi sono abituato, non ci faccio più caso.
381 - L’ha fai na buiàda | Buiàva.
Ha fatto un pasticcio.
Un erroraccio, una cazzata.
382 - Chellà na càta pü da ràt, nànca chi idurmetà, imbalsamà, inculà, inciudà.
Quello non ne prende più di topi; neanche quelli addormentati, imbalsamati, incollati, inchiodati.
Si dice ad una persona che è un po "tarlucca" imbranata, o paurosa e non troppo sveglia. (con mia aggiunta)
383 - l'é catifà da faà.
È difficile da fare.
Si dice quando un lavoro è molto difficile da fare e bisogna farlo. (suggerito da Mariano)
384 - Al ga pórta nànca dré 'i sciavàt.
Non gli porta neanche dietro le ciabatte.
Detto a una persona che vuol far credere di essere più brava di un'altra.
385 - A te ne fai na pèl.
Ne hai fatto una pelle-.
Dicesi a qualcuno quando esagera nel fare una cosa esempio, mangiare tantissime ciliege, lavorare fino allo spossamento ecc.
386 - La vìst la mal paràva.
Ha visto la minaccia.
Ha visto la minaccia ed è fuggito via.
387 - Te pó mia tànt a sfuià vérz.
Non puoi mica tanto sfogliare le verze.
Non puoi mica fare come vuoi.
388 - Padrùñ cumànda, cavàl ca tróta.
Padrone comanda, cavallo che trotta.
Quando il padrone (proprietario della ditta) ordina, l'operario scatta (corre).
389 - Lìga l'àsin in dua al diþ ul padrùñ.
Lega l'asino dove dice il padrone.
Devi fare sempre quello che ti ordina il padrone (proprietario).
390 - I bal in bal, ma a schisciài i dœran.
Le balle sono balle ma a schiacciarle fanno male.
Le frottole sono come i testicoli, se li schiacci fanno male.
391 - Ti se se bèla cumé 'l cü da la padèla, ma ul cü da la padèla l'é rutúnd, mi sóm la püsé bèla dal múnd.
Tu sei bella come il culo della padella. Ma se il culo della padella è rotondo, io sono la più bella del mondo.
Una donna dice alla odiata "rivale" in amore. E l'altra le risponde.